Le scarpe nere non le prendo

2024 | Cortile della Popolarissima, Modena

Strisce led, bicicletta, generatore di corrente a forza cinetica, legno, metallo
In collaborazione con l’Associazione Collettiva Trasforma, specializzata nella produzione di energia a pedali per eventi sostenibili

Photo credits: Marco Vidale

“I loro figli, ragazzini di 12/13 anni, facevano da staffetta: avevano imparato che, girando in bicicletta, nei pressi della stazione dovevano fermare e avvertire i soldati sbandati, appena scesi dai treni, a non percorrere una certa strada dove avrebbero potuto imbattersi in fascisti o tedeschi di ronda, o ancora meglio dovevano farsi seguire perchè li avrebbero guidati sani e salvi in qualche casa ospitante, oppure ai posti di blocco segnalavano quando la via era libera per procedere.”

Le pietre raccontano, Olimpia Nuzzi

 

L’opera, ispirata dalle preziose testimonianze di chi qui ha vissuto la guerra, invita il pubblico a immedesimarsi nei ragazzini che abitavano nella Popolarissima e facevano da staffetta durante la Resistenza. Il pubblico, pedalando, illumina una scritta al neon che richiama il legame tangibile tra memoria storica e giustizia sociale del presente.

La frase dell’insegna proviene dal racconto di una vicenda realmente accaduta. In seguito ad una segnalazione, uno degli abitanti è stato giustiziato per aver espresso la sua opinione dissociandosi dal partito fascista.

Nel contesto storico in cui viviamo, l’installazione esorta a una responsabilizzazione individuale e collettiva e ad una presa di posizione nei confronti delle ingiustizie contemporanee.

Grazie a Gianni, Silvia e Romano per aver condiviso i loro ricordi d’infanzia, grazie a Grazia e a tutti gli abitanti e le abitanti della Popolarissima che accolgono in casa la mia installazione. Grazie a Chiara della Collettiva Trasforma, a Massimo, Marco e Cristina per il tempo, le energie e il supporto tecnico.

L’installazione è parte del progetto Mutina Mutandis, a cura dell’Associazione Modena Sobborghi con la collaborazione dell’Istituto Storico di Modena, di Acer e del Comune di Modena, ed è finanziato dall’Unione Europea.