Siamo noi che piano piano si sparisce
2022 | Ex-macelli di Prato
300cm x 11cm x 13cm
Incisione su ganci da macelleria usati
A cura di Sara Piedipalumbo e Irene Tempestini
Foto: Marinza Arienzale, Beatrice Caruso, Sara Piedipalumbo, Irene Tempestini.
“La suggestione suscitata dal paranco, dal quale pendevano le carcasse degli animali, ha dato avvio alla genesi dell’opera site-specific: ogni gancio che compone l’istallazione riporta incie scintille di memorie riguardanti l’ex macello. L’artista, infatti, ha raccolto testimonianze e suggestioni sul luogo, intervistando alcunə cittadinə pratesi che l’hanno vissuto e frequentato. La scelta di utilizzare ganci di seconda mano recuperati da macellerie in attività aggiunge ulteriori interconnessioni, creando in questo modo le due catene di storie e memorie che sopravvivono alle esistenze effimere di persone ed animali.”
Grazie a Franchino, Gianni, Raffaello, Urano e Vittoria per aver condiviso loro ricordi.
“Mi sembravano chirurghi della carne, quelli che chiamavano ammazzini, che tenevano coltelli dalla cinta. Son ricordi belli, di gioventù”
“C’era i carri, c’erano ancora i ganci a cui appendevano il bestiame da macellare, c’era una certa aura di fascino di un ex lavoro”
“Perché per noi che siamo nati e che viviamo all’interno delle mura i macelli sono già fuori”
“Era una zona con anche un dazio, una pesa dei camion che lì si fermavano per caricare il bestiame”
“Uno spazio di morte, dove macellavano gli animali e gasavano i cani randagi”
“È un luogo di dolore, e l’energia che devi mettere per riparare tutto il dolore che ci è stato, degli animali, è così grande che forse non ci si fa”
“Bastava una stretta di mano per un contratto. Erano persone vere, persone d’altri tempi”
“È rimasto tutto uguale. Queste rimangono, siamo noi che piano piano si sparisce”
“Chi vociava nel mercato, lo sentivi da fuori quando uno arrivava”
“Ora non lo puoi più fare, ma ai tempi, quando entrai a lavorare nell’82, se ti comodava, per dire finivi una cassetta di polli, andavi ai macelli”
“Un buon ricordo, perché era proprio stretta la cosa, no? Insomma, tutta gente che ci si conosceva alla fine”
“Vidi una volta tutti ‘sti agnelli mentre gli infilavano -si può dire?- il coltello in gola, ecco, lì mi fece un po’ d’effetto”
“Era una cosa dove noi giovani di quel tempo lì ci andavamo a vedere un po’ quello che succedeva”
“Queste mattonelle se ci butti un gancio sopra fan le scintille”
“Mi ricorda la gioventù”
Installazione creata per la mostra collettiva Estremi Elastici, a cura di Estuario Project Space, presso Officina Giovani – Ex macelli.